Attualità e Testimonianza con d.Giampietro 13/09/20


Dal dossier Salute del Corriere della Sera del 10 settembre 2020

Anche rimuovere è pericoloso, non soltanto negare

di  Luigi Ripamonti

Si parla molto di rischi della "negazionismo" a proposito del Coronavirus giustamente, data l'irresponsabilità di chi assembra brandendo sorrisi e grida provocatori privi di mascherina per dimostrare non si sa bene che cosa. Del resto ogni epoca ha qualche movimento o aggregazione il cui unico scopo è quello di fornire identità o senso di appartenenza a buon mercato in mancanza di idee solide e di cultura.
Interpretazione che senz'altro sarà negata (come potrebbe essere altrimenti...) dagli interessati, ma tant'è, a questo tempo è toccata la negazione del virus. Si potrebbe obiettare però che a commentare troppo il negazionismo si finisce anche per dargli importanza. Ipotesi plausibile. E allora varrebbe la pena parlare di più di rimozione, non tanto dell'esistenza di Sars-Cov-2 o della sua pericolosità, quanto delle cause che sono all'origine della sua diffusione. Fra le quali, lo si dimentica, troppo spesso, è da mettere in primo piano l'abuso dell'ambiente. Guardare con indifferenza, o non guardare affatto, le conseguenze che comporta, per esempio, la deforestazione selvaggia di ampie zone del pianeta, significa ignorare o rimuovere scientemente uno dei principali motivi che rendono facile il passaggio di virus tra specie diverse, inclusa la nostra. E non si tratta di eventi casuali. Una recente pubblicazione curata dalla Boston University ha calcolato che ogni anno due nuovi virus vengono in media trasferiti da animali a essere umani. Giusto per capire di cosa si tratta vale la pena citare, fra di essi, oltre a quello che sostiene nell'attuale pandemia, anche quello della "prima" Sars, quello della  Mers e l'Hiv, solo per fare qualche esempio. A creare le condizioni che favoriscono questi passaggi ci sono ovviamente i contatti diretti con la fauna selvatica ma anche e soprattutto il massiccio consumo delle sue carni, un mercato che vale complessivamente miliardi di dollari all'anno e coinvolge milioni di persone. Un giro economico poderoso quindi. Questo tipo di economia però si nutre, è il caso di dirlo, di un inevitabile forzatura nei confronti degli equilibri ecologici. E non si pensi necessariamente solo alla devastazione dell'Amazzonia (anche se sarebbe meglio pensarci) o delle foreste pluviali più in generale. Basta modificare un ecosistema locale per rendere più difficile l'esistenza, e quindi la caccia, di un animale perché l'attenzione si rivolga ad altre specie, creando nuove "relazioni pericolose" con la nostra.

Un impegno politico e culturale per arginare questi fenomeni e creare consapevolezza sul tema ha certamente dei costi, che però sarebbe meglio chiamare investimenti se è vero, come conclude la stessa ricerca della Boston University, che combattere una pandemia costa ben 500 volte di più che prevenirla. Meglio pensarci prima della eventuale prossima. Anche se, possiamo starne certi, non mancherà comunque lo spettacolo offerto da chi si ostinerà a negare, ancora e sempre, pur di procurarsi un po' di autostima a prezzi bassi (per se, non per gli altri, che un prezzo lo pagano eccome).

Una considerazione:
L'uomo moderno si pone al centro di tutto l'universo ignorando il suo stretto legame con la Natura come ci ricorda Papa Francesco nell'enciclica "Laudato si'" al numero 115:
"l'Antropocentrismo moderno, paradossalmente, ha finito per collocare la ragione tecnica al di sopra della realtà, perché questo essere umano non sente più la natura né come norma valida, né come vivente rifugio. La vede senza ipotesi, obiettivamente, come spazio e materia in cui realizzare un'opera della quale gettarsi tutto, e non importa che cosa ne risulterà. In tal modo, si sminuisce il valore intrinseco del mondo. Ma se l'essere umano non riscopre il suo vero posto, non comprende in maniera adeguata se stesso e finisce per contraddire la propria natura...".
E' perciò necessaria una dose massiccia di umiltà per ridimensionarsi, pena conseguenze gravi.

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